I volontari incontrano il Centro Teatrale Senigalliese

Marzocca, in una palazzina anni ’70, nasconde un segreto inaspettato: un grande teatro a disposizione della comunità, e una compagnia marchigiani pronta al debutto. Questo è lo scenario che ci ha accolto, venerdì 8 febbraio, quando abbiamo incontrato la compagnia tutta marchigiana del Centro Teatrale Senigalliese (CTS) che,  con la direzione di Luigi Moretti, porterà in scena, dal 15 al 17 febbraio, al teatro la Fenice di Senigallia, l’Antigone di Sofocle, rielaborata dal drammaturgo Adriano Ferri. Abbiamo avuto l’opportunità di interagire con i membri della compagnia, oltre che assistere alle prove, e questo ci ha permesso di comprendere la grande e spaventosa contemporaneità di un testo antico, come l’Antigone di Sofocle.

Ci siamo resi conto che il teatro attivo nelle Marche è pervaso dalla presenza di giovani: un manifesto della nuova energia che circola nell’ambiente dello spettacolo. Questo ci ha sorpreso e incuriosito, ed ecco che, intrigati da questa realtà tanto vitale, abbiamo iniziato ad indagare gli intenti dei protagonisti, facendo domande, osservando, toccando – letteralmente – alcuni degli oggetti di scena e degli strumenti musicali utilizzati per la sonorizzazione live dello spettacolo, molti ottenuti grazie all’abile riadattamento di oggetti di uso comune.

La nostra riflessione parte dall’esperienza diretta della macchina del teatro e si compone di osservazioni e pareri, dedicati non solo al lavoro del CTS, ma anche al testo originale e a molti temi sempre attuali, già affrontati millenni fa dalla tragedia di Sofocle. Faremo un viaggio per capire di più sul lascito del teatro greco nella nostra cultura, ma affronteremo anche temi attuali, cercando di dare un quadro il più possibile completo su quello che i classici antichi sono ancora in grado di comunicarci.

Daniel Macchione, Leonardo Cori

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Vi presentiamo la squadra di #OPEN_ART 3.0

È giunto il momento delle presentazioni per i ragazzi appena approdati al mondo della promozione e valorizzazione di eventi artistici e culturali. Otto volontari distribuiti in questi enti:

il Consorzio Marche Spettacolo, il cui obiettivo è fare sistema sostenendo così lo spettacolo dal vivo nella regione;

AMAT – Associazione Marchigiana Attività Teatrali, che si occupa di fornire contributo tecnico-organizzativo alle compagnie;

Sineglossa, giovane organizzazione promotrice e mediatrice tra il mondo del business e un nuovo concetto d’artista.

Parliamo un po’ di più di #open_art 3.0: si tratta di un progetto di Servizio Civile Nazionale per la Regione Marche che si concentra sul patrimonio artistico e culturale regionale – teatri, siti archeologici, musei, patrimonio architettonico, centri storici minori, percorsi naturalistici ed extraurbani, luoghi non convenzionali – sulla sua valorizzazione, fruizione e apertura a qualunque pubblico, sia fisico che virtuale.

“Promozione e valorizzazione del Patrimonio Artistico e Culturale della regione Marche”: un concetto chiave sintetico ed efficace, attorno al quale si concentrano le energie, le idee e le competenze dei volontari.

E ora lasciamo che siano Federica, Daniel, Elena, Leonardo, Emilia, Diego, Matteo e Tommaso a parlare: clicca sulle immagini per conoscere meglio i volontari!

#OPEN_ART 3.0: ECCO I SELEZIONATI!

Si sono tenuti venerdì 26 ottobre i colloqui per la selezione dei volontari da impiegare nel progetto di Servizio Civile Universale #open_art 3.0.
Ecco i nomi dei volontari selezionati per le diverse sedi:

CONSORZIO MARCHE SPETTACOLO
Leonardo Cori
Costanza Giuliani
Daniel Macchione
Matteo Cetrullo

AMAT
Lidia Maria Labianca
Emilia Conti
Federica Romaldi
Diego Muratori

SINEGLOSSA
Elena Brilli
Arianna Dongu

Buon lavoro a tutti!

SCARICA LA GRADUATORIA COMPLETA

#OPEN_ART 3.0: venerdì 26 ottobre i colloqui

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Si terranno venerdì 26 ottobre i colloqui per la selezione di volontari da impiegare nel progetto di Servizio Civile Universale #open_art 3.0.
Nei prossimi giorni, i candidati verranno contattati via mail per le indicazioni riguardanti le sedi e gli orari dei colloqui.


#open_art 3.0, ideato da Consorzio Marche Spettacolo in collaborazione con AMAT e Sineglossa, è un progetto di Servizio Civile Universale per la Regione Marche della durata di 12 mesi, che si concentra sul patrimonio artistico e culturale regionale – teatri, siti archeologici, musei e patrimonio architettonico, centri storici minori, percorsi naturalistici ed extraurbani, luoghi non convenzionali – e sulla sua valorizzazione, fruizione e apertura.

#OPEN_ART 3.0 – BANDO PER LA SELEZIONE DEI VOLONTARI PER IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE 2018

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Vuoi dare il tuo contributo alla valorizzazione e alla promozione della cultura nelle Marche? Partecipa al progetto di Servizio Civile Universale #open_art 3.0!

#open_art 3.0, ideato da Consorzio Marche Spettacolo in collaborazione con AMAT e Sineglossa, è un progetto di Servizio Civile Universale per la Regione Marche della durata di 12 mesi, che si concentra sul patrimonio artistico e culturale regionale – teatri, siti archeologici, musei e patrimonio architettonico, centri storici minori, percorsi naturalistici ed extraurbani, luoghi non convenzionali – e sulla sua valorizzazione, fruizione e apertura, nonché sul pubblico, marchigiano e non.

Il fulcro del progetto consiste nella valorizzazione del patrimonio artistico e culturale regionale, per restituire alla collettività un sistema integrato e innovativo di fruizione ed esperienza che preveda: maggiore visibilità del patrimonio e dell’offerta artistico-culturale e sua promozione diffusa e capillare, maggiore apertura e accessibilità dei siti, offerta di pacchetti e sistemi integrati di fruizione, ampliamento e diversificazione della fascia d’età, della provenienza e degli interessi del pubblico di fruitori e suo maggiore coinvolgimento.

Con il progetto #open_art 3.0 e attraverso l’esperienza di Servizio Civile Universale si mira a creare figure professionali qualificate di coordinamento, promozione e accoglienza, in grado di porsi come un reale medium tra il patrimonio artistico e culturale e la collettività.

Il progetto #open_art 3.0 è articolato su tre sedi: Consorzio Marche Spettacolo, AMAT e Sineglossa, tutte ubicate nel centro di Ancona.

È importante che il candidato indichi la sede per la quale intende concorrere.

Per maggiori informazioni sui tre soggetti, la loro storia e le attività specifiche previste dal progetto, si rimanda ai contatti sotto indicati e ai siti istituzionali degli enti:

Consorzio Marche Spettacolo www.marchespettacolo.it
AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali www.amatmarche.net
Sineglossa www.sineglossa.it

Si raccomanda, prima della presentazione della domanda, di leggere attentamente e integralmente il Bando Regione Marche.

PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA E SELEZIONE DEI CANDIDATI

Il termine per l’invio delle domande è fissato al 28 settembre 2018 (sono considerati validi il timbro dell’Ufficio Postale di invio della domanda o l’orario di spedizione della PEC). In caso di consegna della domanda a mano il termine è fissato alle ore 18.00 del 28 settembre 2018; le domande pervenute oltre il termine stabilito non saranno prese in considerazione.

La domanda, firmata dal richiedente, deve essere:

  • redatta secondo il modello riportato nell’Allegato 3, attenendosi scrupolosamente alle istruzioni riportate in calce al modello stesso e avendo cura di indicare la sede per la quale si intende concorrere;
  • accompagnata da fotocopia di valido documento di identità personale;
  • corredata dall’Allegato 4 relativo all’autocertificazione dei titoli posseduti; tale allegato può essere sostituito da un curriculum vitae reso sotto forma di autocertificazione ai sensi del DPR n. 445/2000, debitamente firmato;
  • corredata dall’Allegato 5 debitamente firmato relativo all’informativa “Privacy”, redatta ai sensi del Regolamento U.E. 679/2016.

Le domande possono essere presentate secondo le seguenti modalità:

1) via Posta Elettronica Certificata (PEC) all’indirizzo:
consorziomarchespettacolo@legalmail.it,
avendo cura di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf;

2) a mezzo raccomandata A/R indirizzata a:
Consorzio Marche Spettacolo – Progetto #open_art 3.0
c/o Palazzo delle Marche
Piazza Cavour 2360121 Ancona (AN);

3) consegnate a mano presso il Consorzio Marche Spettacolo.

Oltre ai propri dati, nella domanda andranno chiaramente indicati:

  • il nome del progetto (#open_art 3.0)
  • il codice identificativo del progetto (NZ07439)
  • il codice della sede scelta del progetto, specificandone anche il nome (CONSORZIO MARCHE SPETTACOLO 131152 oppure AMAT 131224 oppure SINEGLOSSA 131408).

Data e sede di svolgimento delle selezioni (indicativamente previste per il mese di ottobre) verranno comunicate direttamente ai candidati e pubblicate nei seguenti siti: www.marchespettacolo.it, www.amatmarche.net, www.sineglossa.it.

Maggiori informazioni possono essere reperite nel Bando Regione Marche art. 4.

ATTENZIONE: qualunque sia la sede prescelta (Consorzio Marche Spettacolo, AMAT o Sineglossa) le candidature devono comunque e obbligatoriamente essere inviate al Consorzio Marche Spettacolo.

REQUISITI DEI VOLONTARI E CONDIZIONI DI AMMISSIONE

Per l’ammissione alla selezione è richiesto il possesso dei seguenti requisiti:

a) cittadinanza italiana, ovvero di uno degli Stati membri dell’Unione Europea, ovvero di un Paese extra UE purché regolarmente soggiornante in Italia;
b) aver compiuto il diciottesimo anno di età e non aver superato il ventottesimo anno di età (28 anni e 364 giorni) alla data di presentazione della domanda;
c) non aver riportato condanne.

Per maggiori informazioni si rimanda al Bando Regione Marche art. 2.

Oltre ai requisiti riportati all’interno del bando in fase di selezione saranno positivamente valutati: possesso di titoli di studio negli ambiti della comunicazione, del marketing, del management, dell’informatica o della cultura; eventuali esperienze lavorative pregresse nel settore culturale, dello spettacolo o delle imprese creative; patente di guida B e/o superiore; conoscenza fluente della lingua italiana; conoscenza dell’inglese; grado di motivazione; disponibilità ad effettuare trasferte (trattandosi di un progetto itinerante) e versatilità.

A ciascun volontario selezionato sarà corrisposto un assegno mensile di 433,80 €. Le somme spettanti ai volontari saranno corrisposte direttamente dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale.

PROCEDURE SELETTIVE

La selezione dei candidati è effettuata, ai sensi dell’art. 15 del D.Lgs. 6 marzo 2017, n. 40, dall’ente che realizza il progetto prescelto secondo i criteri consultabili nell’allegato presente in questa pagina.

Per maggiori informazioni si rimanda al Bando Regione Marche art. 5.

ATTIVITÀ, DATE E ORARI DI SERVIZIO

L’impiego dei volontari nel progetto avrà una durata di 12 mesi. Oltre alla formazione (112 ore) #open_art 3.0 prevede una serie di attività: monitoraggio e raccolta informazioni, promozione, accoglienza e organizzazione logistica, utilizzo strumenti informatici e social network, supporto a progettazione.

Gli 11 posti disponibili sono ripartiti tra le diverse sedi come indicato di seguito:

  • 4 per la sede Consorzio Marche Spettacolo;
  • 4 per la sede AMAT;
  • 3 per la sede Sineglossa.

I candidati selezionati inizieranno il loro periodo di volontariato indicativamente a partire da ottobre 2018.

I giorni di servizio a settimana sono 5. Il numero delle ore di servizio settimanale è flessibile (minimo 12 ore settimanali per 1400 ore l’anno). Si richiede disponibilità alla trasferta, all’uso di un mezzo di trasporto proprio, flessibilità di orari e possibile presenza durante alcune festività.

Per maggiori informazioni si rimanda alla Sintesi progetto.

INFORMAZIONI E CONTATTI

DOCUMENTI UTILI

Herbert von Karajan: genio e raffinatezza

Il 5 aprile di 110 anni fa, nel 1908, nasceva a Salisburgo uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi: Herbert von Karajan.
Secondo un sondaggio pubblicato dalla rivista Voices nel 2011 è stato uno tra i direttori d’orchestra più amati di sempre, insieme a Kleiber e Bernstein.

Herbert-von-Karajan

Herbert von Karajan nacque nella stessa città di Mozart, Salisburgo, il 5 aprile del 1908, da famiglia agiata. A quattro anni iniziò lo studio del pianoforte, a cinque era già in grado di esibirsi, a diciotto anni esordì come pianista professionista, e a ventun’anni iniziò a sostenere le prime prove direttoriali. Per dieci anni, dal 1916 al ’26 si formò al Mozarteum di Salisburgo dove venne incitato dal suo maestro Bernhard Paumgartner a studiare direzione d’orchestra invece di intraprendere la carriera di pianista.

L’ascesa di Karajan iniziò durante il nazismo, nel 1938 diresse per la prima volta Tristano e Isotta all’Opera di Stato di Berlino, entrando in rotta di collisione con il maestro Furtwängler, preferito dai nazisti. Come altri artisti attivi sotto il regime, al termine della seconda guerra mondiale anche Karajan venne allontanato dalla scena musicale, passando attraverso un processo di denazificazione prima di poter tornare a dirigere. Quando tornò sulle scena conquistò tutti, diventando l’incarnazione della musica classica della seconda metà del Novecento.

Dal 1949 al 1960 diresse la Philharmonia Orchestra di Londra e nel 1954 giunse anche alla direzione dei Berliner Philharmoniker che lasciò soltanto pochi mesi prima di morire nel 1989. Fu proprio con l’Orchestra Filarmonica di Berlino che il maestro lavorò al maggior numero di incisioni discografiche. Karajan pensava infatti che per allargare al massimo la platea della musica classica fosse necessario registrare tutto il registrabile e soprattutto farlo bene. Il celebre violinista Yehudi Menuhin sosteneva che furono proprio le esigenze della sala di incisione a forgiare lo stile maturo della musica di Karajan: niente colpi di scena o eccentricità; e, allo stesso tempo, mai nulla di prevedibile.

Quasi tutti quelli che hanno lavorato con il maestro Karajan concordano su un punto: l’ideale di Karajan era la perfezione del suono. Dicono di lui: «Karajan non sembra interpretare la musica, suona semplicemente le note: è una specie di magia nera».

Certamente la sua fama derivava dal talento e dalla dedizione, ma ad accrescere attorno a lui quell’alone di grandezza e mito che lo accompagna anche ai nostri giorni, furono le sue eccentricità: Karajan esigeva la perfezione assoluta dalle sue orchestre e da lui stesso, tanto da dirigere a occhi chiusi ogni spartito. Sussurrava il cantato insieme al coro, parola per parola. Era come se la musica fosse impressa nella sua memoria e dava l’impressione di non interpretare, ma “semplicemente” leggere la musica.

Il maestro Karajan fu un personaggio pubblico molto seguito, con la sua bellezza telegenica, i gossip amorosi e la sua capacità di utilizzare i nuovi mezzi di diffusione come la radio e soprattutto la televisione per mostrarsi al pubblico e aumentare la visibilità della sua arte e della sua persona. Nei primi anni ‘80, con l’arrivo della digitalizzazione della musica, Karajan lavorò in quel campo sperimentale giocando un ruolo fondamentale nello sviluppo della tecnologia per la registrazione e riproduzione audio in digitale.

Herbert von Karajan morì il 16 luglio del 1989, all’età di 81 anni. A quei tempi la capacità dei prototipi di CD era di circa 60 minuti, ma secondo una leggenda metropolitana fu portata a 74 minuti per potervi adattare l’immortale Nona sinfonia di Beethoven diretta dal Maestro.

 

Storiella raccontata ai tempi di Karajan:

“Leonard Bernstein, Karl Böhm e Karajan stanno discutendo su chi sia il più grande tra i direttori d’orchestra e Bernstein a un certo punto dice «Dio mi è apparso e ha detto che sono io». Böhm scuote la testa: «Impossibile, è apparso anche a me e ha detto che sono io!». A quel punto interviene Karajan: «Strano, non mi pare di aver mai detto niente del genere».

HENRIK IBSEN: IL DRAMMA BORGHESE TRA DENUNCIA SOCIALE, SIMBOLISMO E TRAGEDIA GRECA

L’autore più rappresentato al mondo dopo Shakespeare, Henrik Ibsen è stato uno dei principali artefici della moderna drammaturgia, capace di scavare negli abissi dell’essere umano, di portare in scena personaggi incredibilmente vivi e reali e di comprendere a fondo i conflitti, interiori ed esteriori, del mondo moderno.

ibsen

Nato il 20 marzo di 190 anni fa a Skien, un piccolo borgo nel Sud della Norvegia caratterizzato da una radicata mentalità nazionalista e romantica, Ibsen dimostrò subito di avere una vocazione per l’arte e per la letteratura. I dissesti economici della famiglia lo costrinsero però ad accantonare temporaneamente il suo sogno per lavorare come apprendista in una farmacia di Grimstad. Pochi anni dopo, sulla scia degli entusiasmi rivoluzionari del 1848, Ibsen scrisse il suo primo dramma, Catilina, in cui emerge già uno dei temi portanti del suo pensiero e della sua produzione teatrale, ossa il contrasto tra l’aspirazione dell’uomo al sublime e la sua incapacità di raggiungerlo.

Nel 1851, dopo aver abbandonato gli studi per dedicarsi completamente alla passione per la letteratura e per il teatro, Ibsen diventò il direttore artistico del Nationaltheater di Bergen, per poi trasferirsi a Cristiania a dirigere il Norske Theater fino al suo fallimento, avvenuto nel 1862.

Da questo momento cominciò per Ibsen un lungo periodo di viaggi e soggiorni, anche molto lunghi, all’estero: tra Danimarca, Egitto, Germania e Italia, ovunque andasse Ibsen trovava occasioni di riflessione e spunti per i suoi lavori, che finivano immancabilmente per destare turbamenti, scandali e proteste in tutti i teatri europei.

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, Ibsen scrisse le opere La lega dei giovani e I pilastri della società: in questi lavori di stampo prettamente sociale, l’autore mira a una denuncia dell’ipocrisia della società del suo tempo e realizza i primi drammi borghesi in cui vengono sviluppate anche le potenzialità del realismo scenico.

Casa di bambola Valentina Sperlì e la stupenda scenografia sghemba-2

Nel 1878, mente si trovava a Roma, Ibsen compose uno dei suoi lavori più celebri, Casa di bambola. La protagonista, Nora, sinceramente convinta della solidità e dell’onestà dell’amore alla base del suo matrimonio, arriva ad indebitarsi con un usuraio per salvare suo marito. Quest’ultimo, però, contrariamente a Nora, è profondamente legato all’idea di onorabilità e alla sua reputazione, e non esita a ripudiare la moglie, almeno fin quando non si presenta la possibilità di celare il misfatto ed evitare lo scandalo. Ormai messa di fronte alla realtà di un matrimonio che era solo frutto di convenzioni sociali e non di vero sentimento, Nora si rende conto di essere stata fino ad allora nient’altro che una bambola inserita in un ambiente finto e costruito,  e decide di abbandonare la famiglia per cercare la propria identità di essere umano.

Quest’opera, accolta da numerose polemiche poiché ritenuta eccessivamente femminista, in realtà non vuole essere propriamente un sostegno alla causa femminista, quanto piuttosto un invito all’umanità intera a raggiungere la propria pienezza esistenziale. Nora infatti non fugge dal ruolo di madre e moglie irreprensibile che le viene imposto dalla società, ma dall’idea stessa di ruolo predefinito. Il dramma è quello che può affliggere qualunque persona, ossia la percezione del conflitto tra la propria etica e la morale della società che sta intorno, ed è su questo dramma che si affligge il mondo moderno.

Nell’ultima fase della sua vita, Ibsen evolse verso un approccio più intimo e le sue opere si tinsero di simbolismi e toni elegiaci, visibili in drammi come L’anitra selvatica (1884) o Hedda Gabler (1890). Questi ultimi lavori mostrano anche l’interesse di Ibsen per il mondo dell’ipnosi, della psicologia e dell’occulto.

Ormai raggiunta la fama internazionale, Ibsen nel 1891 lasciò definitivamente Roma per tornare a Cristiania. Agli ultimi della sua vita risalgono le opere John Gabriel Borkmann e Quando noi morti ci risvegliamo, del 1899. Ibsen morirà nel 1906, dopo che sei anni prima era stato colpito da paralisi.

I drammi di Ibsen rimangono ancora oggi tra i più significativi e attuali, grazie alla capacità di raccontare la natura umana e i suoi conflitti eterni ed irrisolvibili. I protagonisti, eroi moderni, si distinguono, per l’ardore e la passione con cui cercano invano di elevarsi e raggiungere i propri ideali, dalla massa dei mediocri, dei deboli e dei limitati, contro cui Ibsen si scaglia violentemente. Ad attenderli resta comunque il fallimento o la rovina, che si presentano particolarmente tragici proprio per la forza con cui sono stati combattuti, e che non dipendono soltanto da loro: l’uomo non è infatti interamente padrone del proprio destino, ma sconta le pene delle generazioni precedenti e si scontra con l’imperfezione della condizione umana stessa. Questo aspetto ricollega Ibsen agli antichi autori greci, su tutti Sofocle, e dona al teatro di Ibsen uno spirito classico che non smette di stimolare riflessioni affascinare lo spettatore di ogni epoca.