SHEPHERD

Shepherd è la performance di danza sul mondo pastorale ideata da Monica Gentile, affiancata nell’interpretazione e condivisione del progetto dall’ artista Tobias Giezendanner. L’opera nata in collaborazione con Anghiari Dance Hub, è stata realizzata nell’ambito di “Residenze Marche Spettacolo” da MARCHE TEATRO.

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La coreografa e danzatrice ha sviluppato il progetto coreutico partendo dall’esperienza personale vissuta, tra il 2013 ed il 2015, lavorando per alcuni mesi come “pastora”. Le due fonti di ispirazione alla base del progetto derivano dal mondo sia animale che ambientale. L’intensità della vita solitaria a contatto con gli animali ha permesso all’artista di toccare con mano la forza del mondo animale, come la potenza primordiale della nascita di un vitello che cerca subito e in tutti i modi di alzarsi. L’ambiente alpino, invece, così sconfinato ed incontaminato ha trasmesso all’artista un senso di vastità e dilatazione che l’ha portata a relazionarsi in modo nuovo con lo spazio.

La percezione profonda di connessione tra mondo animale e umano, che si fonde nella figura arcaica e quasi mitologica del pastore, è il frutto della rielaborazione alla base della performance. Personificazione e metamorfosi tra uomo e animale sono il risultato di una continua osmosi che si traduce sulla scena in un perpetuo scambio di azioni. Non ci sono personaggi definiti, i corpi si trasformano assumendo qualità diverse: il personaggio animale di Monica ha tratti anche umani, viceversa, il personaggio pastorale di Tobias ha tratti animali.

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Entrambi gli interpreti hanno lavorato come pastori ed hanno costruito un lavoro autobiografico a partire  da questa comune esperienza di vita. La performance era stata inizialmente concepita come installazione, in cui le registrazioni dei suoni delle montagne si fondevano con i disegni che gli artisti avevano compiuto durante la loro attività tra gli animali. La forza corporale dell’interazione con gli animali ha portato, però, a mutare e riadattare l’idea originaria in un lavoro sui movimenti.

Shepherd è un ritratto a due volti, in cui il corpo, in continuo mutamento, assume sembianze e forme che si rifanno all’immaginario collettivo del pastore quale figura ibrida, dalle qualità animali e umani.

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Foto di: Caterina Consiglio

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ORPHANS

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Quanto contano le esperienze che viviamo nel corso della nostra vita? Cosa siamo disposti a mettere in discussione nei momenti di shock? Ma soprattutto: che cos’è l’amore?

Il titolo parla da sé: Orfani. La storia vuole mettere a nudo gli istinti dell’uomo, scavare nella profondità della psiche mostrando ciò che rinneghiamo, ciò che è lì ma non vogliamo sentirci dire. Di fronte a Orphans veniamo messi di fronte a noi stessi, dovendo decidere chi salvare attraverso una serie di giochi e meccanismi psicologici.

La vicenda è ambientata in un interno londinese, concepito come un idillio dove tutto è perfetto: Helen e Danny, una giovane coppia, stanno per iniziare una romantica cena. All’improvviso irrompe in casa il fratello di lei, Liam, in stato di shock e imbrattato di sangue. Racconta che c’è stato un incidente: un ragazzino è stato accoltellato e, non sapendo come aiutarlo, lo ha abbracciato prima che riuscisse a scappare.

Un incidente, o presunto tale, che darà l’avvio a una successione di eventi in grado di portare allo sgretolamento di un nucleo familiare.

Potrebbe essere definito il dramma della simbiosi. La tragedia di tre personaggi che non possono fare a meno l’uno dell’altro al punto che, per salvare l’insalvabile, finiscono per distruggere ogni legame tra loro e quindi per autodistruggersi. Ciò è esattamente il contrario di ciò che vogliono e che cercano di fare durante tutto lo spettacolo”, spiega il regista Pitta, “Quando si rendono conto di ciò che hanno fatto, però, è troppo tardi; mentre prima erano privi degli strumenti per fare altrimenti. Da questo punto di vista ‘Orphans’ è un testo straziante: Liam, Helen e Danny non hanno scelta; sono la causa della propria rovina, colpevoli e incolpevoli allo stesso tempo”.

Valori e princìpi morali vengono messi a dura prova in questo thriller dai ritmi serrati, che prende lo spettatore e lo lascia senza fiato fino alla fine.

Il testo, scritto nel 2009 dal pluripremiato sceneggiatore Dennis Kelly, è un noir che ha ottenuto ampi consensi al Fringe Festival di Edimburgo.

Orphans viene proposto, dopo il successo di tre settimane in scena a Milano, al Teatro Sperimentale di Ancona dal 2 al 6 novembre diretto da Tommaso Pitta.
Lo spettacolo è una co-produzione MARCHE TEATRO / Teatro dell’Elfo.
Un’ottima occasione per andare a teatro!

 

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El Grito – Circo contemporaneo all’antica

È di qualche giorno fa la notizia che la compagnia di circo El Grito, celebre in tutta Europa e primo esempio italiano di circo contemporaneo sotto tendone, ha “trovato casa” a Jesi presso la Fondazione Pergolesi Spontini che ne è diventata la nuova sede legale.

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Per celebrare la lieta notizia, domenica scorsa la compagnia ha proposto un estratto del proprio spettacolo di esordio: Scrath & Stretch. Lo spettacolo è stato un viaggio sorprendentemente originale, sensibile e poetico, in cui l’incontro tra circo, musica e teatro ha dato vita a una tenera esplosione di energia.

I due artisti in scena hanno saputo dosare con estrema maestria momenti di giocoleria, acrobazia e clownerie. L’arte comica e magicamente acrobatica di Fabiana Ruiz Diaz è stata affiancata dal gusto popolare e contemporaneo di Giacomo Costantini che ha saputo catturare il pubblico, giostrando questo bell’esempio di drammaturgia circense.

In questi giorni  sta prendendo vita tra Jesi e Maiolati Spontini il nuovo lavoro dal titolo ancora aperto di Work In Progress. Lo spettacolo nasce da una residenza creativa di settimane sviluppata presso il Teatro di Maiolati Spontini.

Il lavoro di questa nuova realtà si può definire con molte parole: sorprendente, delicato, divertente, originale, fantastico. Tuttavia sono stati lo stupore della platea e le risate dei bambini nei palchi a farci pensare a un’unica e precisa parola: poesia.

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L’OTELLO di Fabrizio Monteverde

Venerdì 21 ottobre si è aperta la stagione di danza 2016-17 al Teatro Rossini di Pesaro con lo straordinario Otello di Fabrizio Monteverde, messo in scena dal Balletto di Roma.

L’interpretazione dal ballerino Josè Perez, che ha saputo coniugare trasgressione e classe in una presenza scenica dal ritmo serrato, ha restituito un Otello dal forte impatto emotivo – complici anche la scenografia dai tratti moderni e un attento light design. Le musiche di Antonin Dvoràk hanno accompagnato il corpo di ballo nella narrazione di una tragedia in cui passionalità e disperazione si sono fusi occupando l’intero spazio del palcoscenico e lo sguardo dello spettatore.

 

Nella rivisitazione di Monteverde, le individualità di Otello e Desdemona si trasformano nella presenza molteplice di danzatori che raccontano la storia, con l’uso sapiente della coreografia a canone in cui momento fisico e conflitto interiore si fondono senza fine. I moti interni della passione, della gelosia, e del delitto sono i veri protagonisti della tragedia shakespeariana, con i quali la ragione combatte fino all’estremo gesto dell’uccisione di Desdemona da parte di Otello.

Lo struggente atto finale viene raccontato con una sorprendente tensione drammatica evocata dai corpi dei danzatori che simulano l’immobilità danzando, un ossimoro con cui viene resa magistralmente la tensione morale di Otello.

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TOSCA

Seconda opera in scena per la Stagione Lirica “Opera Ancona Jesi” al Teatro delle Muse è stata Tosca di Giacomo Puccini, con un nuovo allestimento della Fondazione Teatro delle Muse.

In questa mise en scène, all’indiscussa arte compositiva di Puccini si affianca l’abilità di un regista come Pete Brooks. Tra i più conosciuti ed apprezzati registri britannici Pete Brooks ha impresso, con il suo lavoro, un’impronta decisiva allo sviluppo del teatro “post drammatico” inglese. I suoi spettacoli con la compagnia Imitating the Dog sono stati presentati, riscuotendo un successo unanime, in Europa, Sud America e Asia.

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Il regista sposta l’ambientazione agli inizi del Novecento corredando ai costumi una scenografia fatta da sequenze grafiche e di visual art, dal design futurista e costruttivista. Così il regista ha proiettato tutta la vicenda in un recente passato, rendendo cogente la drammaticità della storia, fatta di soprusi del potere e ingenuità del popolo, “in questo contesto – ha spiegato il regista – la storia di Tosca è quella emblematica di ogni artista che tenta ingenuamente e inutilmente di contrastare l’autoritarismo politico”.

Una Tosca splendida, esempio di come si può mantenere in primo piano la partitura lirica pur operando un riadattamento contemporaneo, per restituire suggestioni eterne e attuali, come si può vedere da questo breve estratto, e come testimoniato dai sette minuti di applausi che hanno accolto i protagonisti alla fine della rappresentazione.

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Puccini e l’arte di raccontare le donne

La tradizione di compositori illustri come Pergolesi e Rossini è la testimonianza del profondo legame tra la nostra regione e il melodramma. I palchi di tutte le Marche sono calcati dai personaggi delle più celebri opere liriche, tra cui figure femminili indimenticabili, esempi di eleganza, coraggio e amore.

Le donne sono le protagoniste di vicende appassionanti, in cui si trovano a crescere e affrontare i pericoli della vita e le insidie del cuore. Uno dei compositori più celebri in Italia e al mondo, le cui più famose opere sono incentrate su personaggi femminili è senza dubbio Giacomo Puccini. I lavori di Puccini vengono costantemente riproposti nelle stagioni marchigiane: solo nella prossima stagione arricchiranno i cartelloni di Opera Ancona Jesi 2016 – che dedica l’intero programma alle donne con il programma “Amore, gelosia, tradimento, follia: ritratti di donna”– con la Tosca, del Macerata Opera Festival con Turandot e Madama Butterfly, e della Rete Lirica delle Marche, con La Bohème.

Puccini vive ognuna delle sue opere con passione e lucidità; l’indescrivibile esaltazione dell’atto creativo è frutto del suo bisogno di dar vita a un’opera che sappia raggiungere i sensi e il cuore del pubblico: è così prendono vita le donne di Puccini. Lo sguardo pucciniano, a differenza del melodramma verdiano, rende i protagonisti e le protagoniste non più eroici, ma creature normali, che vivono i dolori e gli amori della quotidianità. Puccini rappresenta sulla scena – come scrisse egli stesso – storie di “grandi dolori in piccole donne”, come nel caso di Tosca, cantante appassionata e gelosa.

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La storia è ambientata nella Roma antimonarchica del 1800 e vede il pittore Mario Cavaradossi e la sua amante Tosca incrociare le vicende di Cesare Angelotti, patriota fuggito dalle carceri del Papa. È una breve storia in cui i temi dell’amore e della morte si rincorrono drammaticamente, su uno sfondo storico delicato, segnato dal fallimento della Repubblica Romana, e dalla rinascita di un aggressivo Stato Pontificio. Amati dal pubblico per la grande vitalità che emanano e per la forza del loro amore, Tosca e Cavaradossi suscitano da sempre consensi incondizionati. Accanto a loro affascina il personaggio del barone di Scarpia, motore del dramma, al quale è dedicata la prima grande pagina baritonale scritta da Puccini.

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Dalla Roma del XIX secolo Puccini passa a raccontare il Giappone suo contemporaneo con un personaggio del tutto particolare: Madama Butterfly. In quest’opera si fronteggiano due avverse concezioni della vita: da un lato l’arroganza di un Occidente colonialista e tronfio della propria potenza economica e culturale, dall’altra un Giappone in espansione, che inizia ad aprire i propri porti ai commerci internazionali. Durante il soggiorno a Nagasaki, Pinkerton, Ufficiale della Marina Americana (tenore), sposa la geisha quindicenne Butterfly / Cio-cio-san (soprano). Il matrimonio per l’americano è solo un gioco, fatto per vanità e spirito d’avventura, diversamente da Butterfly, la quale si è innamora di lui tanto da rinnegare fede e famiglia. Tutta la musica che Puccini compone in quest’opera è dedicata all’amore di questa farfalla le cui ali saranno strappate da un uomo conquistatore.

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Dal Giappone alla Cina, da Butterfly a Turandot, opera che mostra tutta la sensibilità di Puccini verso l’universo femminile e le molteplici complessità e ricchezze che lo caratterizzano. Turandot è una bellissima e solitaria principessa nella quale alberga lo spirito di una sua antenata violentata e uccisa. Quando il padre le impone di sposarsi, Turandot accetta a una condizione: si unirà al giovane nobile che sarà in grado di sciogliere tre enigmi da lei proposti. In caso di fallimento, però, il pretendente dovrà morire. Il principe Calaf è l’unico che riesce a risolvere gli enigmi della glaciale principessa. Vinta la scommessa, Calef decide di proporre a sua volta un enigma alla futura sposa: se prima dell’alba la principessa riuscirà a scoprire il suo nome, egli morirà, altrimenti diventerà il suo sposo. Sarà lo stesso Calaf a svelare l’enigma alla principessa, ma solo dopo essere riuscito a darle un bacio appassionato che sconvolgerà nell’intimo Turandot. In questa opera, Puccini ritrae una donna forte, controversa e impavida, ma che al contempo sa ascoltare le ragioni del cuore.

Quelle di Puccini sono donne sensibili e sensuali, forti e vitali, ma inesorabilmente vocate al sacrificio di sé: la loro giovinezza è un’illusione che subito si spezza, la loro aspirazione alla felicità è un sogno che non si può realizzare.

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MACBETH

La stagione 2016/2017 del Teatro Gentile di Fabriano, organizzata da AMAT, si apre con un classico del teatro, il Macbeth di Shakespeare.

Non potevamo mancare allo spettacolo che ricorre proprio nel 400° anniversario della morte del Bardo, e così siamo andati a vedere un grande artista come Franco Branciaroli che, dopo molte piece di successo, porta in scena la tragedia “nera” di Shakespeare, storia di sfrenata ambizione e di lotta per il potere, scandaglio dei meandri più oscuri dell’animo umano.

TEATRO SOCIALE CENTRO TETRALE BRESCIANO MACBETHMacbeth è la tragedia del potere, storia dell’attrazione del male e dell’ambizione. Quella di Macbeth è la storia di una parabola: una faticosa ascesa, frutto di scelleratezze e compromessi, seguita da una brusca, inarrestabile caduta. Come dice il regista e protagonista Franco Branciaroli  questa “è la tragedia del male dell’uomo, della violazione delle leggi morali e naturali. Intorno all’ inquietante parabola di seduzione dell’anima al male pulsa l’enigmatico cuore di questa tragedia.”

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Branciaroli affronta il ruolo di Macbeth concentrandosi non tanto sulla brama di potere quanto sul dubbio, sull’incertezza e la codardia del personaggio, il quale si fa trasportare negli abissi del male dalla forza ammaliatrice e sopraffacente di Lady Macbeth, moglie complice e dominatrice allo stesso tempo.

Il regista dirige ed interpreta il capolavoro shakespeariano in un allestimento asciutto ed essenziale che da molto spazio al testo. Il dramma si svolge in un ambiente completamente nero, nella scarna e disadorna si stagliano i personaggi dai costumi drappeggiati e dalle tinte calde, un’atmosfera ambigua e oscura, caravaggesca, riempie la scena; le luci e le musiche sono minimali, tutto è misurato a favore del testo.

TEATRO SOCIALE CENTRO TETRALE BRESCIANO MACBETH

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