BATTLEFIELD

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Venerdì 6 maggio i nostri volontari del CMSAMAT non hanno mancato l’appuntamento con la storia. Al Teatro dell’Aquila di Fermo è andato in scena Battlefield del maestro Peter Brook!

Ne Le parole raccontate, Camilleri paragona il teatro a un viaggio che gli spettatori compiono insieme per raggiungere gli attori nel luogo in cui essi si trovano ad aspettarli. Questa sorta di viaggio collettivo è iniziato per noi con buonissimo aperitivo tutti insieme, in cui attesa, emozioni, e risate si sono mescolati a tavola.

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Trent’anni dopo il debutto di “Mahabharata”, la monumentale opera di nove ore, andata in scena al Festival d’Avignone, Brook torna all’omonimo poema indiano, per farci viaggiare attraverso il tempo, e giungere alle nostre origini.

Battlefield parla di guerra, di una guerra lontana e allo stesso tempo presente e Brook ce la presenta proprio perché – dice – “in questa grande epopea indiana hai il pensiero più profondo e metafisico accanto al più triviale dei comportamenti umani. È una guida per restare solidi, realistici nel combattere la grande marea che rischia di seppellirci.”

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Questo spettacolo è stato un viaggio totalizzante ed emozionante per tutti.

Caterina è rimasta colpita dagli eccezionali attori Carole Karemera, Jared McNeill, Ery Nzaramba e Sean O’Callaghan: “Ho fatto recitazione per svariati anni e posso affermare con certezza quanto possa essere difficile dal punto di vista attoriale una prova di questo tipo. Quattro attori in scena, tre uomini e una donna, accompagnati dalla musica e dall’esotismo di un tamburo suonato dal vivo. Scenografia minimalista, quasi inesistente. Questi attori di una bravura sorprendente, bellissimi, con il solo utilizzo della Parola, sono stati in grado di trasportarmi in una dimensione parallela, facendomi dimenticare del fatto che recitavano in inglese, che ero seduta in una sedia a teatro, che avevo un corpo. Immobilizzata per tutta la durata dello spettacolo, ho viaggiato anche io, grazie a loro, sulle rive del Gange, ho visto la terra umida del sangue di migliaia di combattenti. La parola è al centro. La parola crea la scenografia. Recitazione incredibilmente asciutta, movimenti e gestualità degli attori ridotta ai minimi termini. Ma anime così talentuose, brillanti e intense, sotto la guida della genialità folle di Peter Brook, hanno creato uno degli spettacoli più incredibili a cui abbia mai assistito.”

Leonardo ha apprezzato la messa in scena: “È stata la mia prima esperienza del genio di Peter Brook, mi sono emozionato molto. Nonostante il palcoscenico fosse reso all’essenziale, la bravura degli attori ha riempito con toni morbidi l’intero spettacolo, e la regia ha completato il quadro.”

Giulia si è lasciata coinvolgere dal messaggio dell’opera: “In ogni conflitto il vincitore è un perdente innanzi alla devastazione portata dalla guerra, e ogni devastazione va affrontata, attraversata e ricordata, se si vuol percorrere il cammino verso la pace. Le radici lontane, magiche ed evocative dell’epica, sono restituite in un’opera elegante e suggestiva, che, come un dono, non può non essere accolta con riconoscenza.”

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