Il Coro Ventidio Basso racconta la Bohème di Puccini

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Mercoledì 25 ottobre siamo andati in trasferta ad Ascoli Piceno per assistere all’incontro tra due classi della Scuola media “Ceci” e l’Associazione Coro Ventidio Basso, rappresentata in questa occasione dal Presidente Pietro Di Pietro, dal Direttore del Coro Giovanni Farina e da due coriste: Paola Izzi e Olga Shytsko. L’iniziativa – inserita all’interno delle attività Ventidio Basso Giovani 2017, progetto di lirica per le scuole promosso dal Comune di Ascoli Piceno e dal Coro Ventidio Basso – è stata organizzata in vista delle recite de “La Bohème”, la nuova coproduzione della Rete Lirica delle Marche, che toccherà i teatri di Ascoli Piceno (16 e 18 novembre), Chieti (23,25 e 26 novembre), Fano (1 e 3 dicembre) e Fermo (6 e 7 dicembre).

Erroneamente considerata come esclusivamente adatta a persone di una certa età o destinata ad un pubblico di nicchia, l’opera lirica è spesso ignorata o disdegnata dai più giovani. Questa lontananza è però dovuta fondamentalmente all’estraneità che le nuove generazioni hanno rispetto alla storia, agli strumenti, ai meccanismi, ai messaggi e al lavoro che si celano dietro la creazione e la messa in scena di un’opera lirica.

Questo incontro ha cercato perciò di far luce su un dietro le quinte ingiustamente sottovalutato, costituito non solo dai celebri librettisti e compositori, e nemmeno soltanto dalle figure abbastanza note del regista, del direttore d’orchestra o dello scenografo, ma anche da tante professionalità che, insieme, permettono all’opera di prendere vita, come il macchinista, il light designer, l’attrezzista, il coro o il maestro collaboratore.

Ogni ospite ha dunque approfondito una tematica diversa: il Presidente ha parlato del valore che ha oggi per le nuove generazioni l’opera lirica e del suo ruolo come veicolo della cultura italiana nel mondo, mentre il Direttore si è soffermato sulla descrizione dei vari professionisti coinvolti nel percorso che va dalla scrittura alla rappresentazione dell’opera. Le due coriste, infine, dopo una breve esibizione, hanno parlato dell’impegno e dei sacrifici che il loro ruolo richiede.

Se è vero che il lavoro dietro la realizzazione di un’opera lirica è vasto e complesso, è altrettanto vero che il risultato finale è sorprendente: considerando, infatti, il gran numero di coristi, di membri dell’orchestra e i vari solisti, si deduce come la potenza espressiva dell’opera sia enorme. La musica è comunicazione, un potente messaggio che va veicolato all’unanimità e infatti nell’opera lirica non c’è posto per le iniziative personali: dietro le quinte tutto va preparato e coordinato, sul palco invece tutti devono seguire la “dittatura” imposta dal direttore d’orchestra.

Per affacciarsi a questo mondo, oggi più che mai, è però innanzitutto necessario che i giovani siano affamati di conoscenza, di bellezza e di cultura, senza la quale non si è in grado di comprendere e riconoscere il valore delle cose.

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Una volta che gli studenti sono tornati nelle loro aule, rimane anche il tempo per una piccola intervista con il Direttore del Coro, il Maestro Giovanni Farina.

Perché è importante che i giovani, i ragazzi conoscano l’opera lirica? E come è possibile farli avvicinare a questo mondo?

La risposta è molto semplice: è importante perché altrimenti l’opera lirica muore. Ci rendiamo infatti conto del fatto che purtroppo il pubblico dell’opera lirica oggi ha un’età abbastanza avanzata e ciò dipende non dall’opera in sé, ma da diverse cause, tra cui la disattenzione da parte della scuola, che riflette una scelta culturale che tende a mettere un po’ da parte l’arte in generale. Non c’è la conoscenza, e senza conoscenza non può esserci passione. Per far avvicinare i giovani, bisogna intervenire su questa lacuna e colmarla. Con questo progetto non vogliamo andare nelle scuole a distribuire biglietti per il teatro, ma spiegare ai ragazzi cos’è l’opera e magari suscitare in loro curiosità, che potrebbe forse un giorno trasformarsi in passione.

Perché questi grandi titoli dell’opera continuano anche oggi a riscuotere successo? C’è un segreto dietro l’immortalità dell’opera?

Queste opere sono capolavori assoluti, come i dipinti di Giotto, Leonardo o Michelangelo lo sono per l’arte. La Bohème non è solo un’opera lirica, è un capolavoro che si adatta a tutte le epoche. Queste opere raccontano storie anche contemporanee, che si prestano a interpretazioni e versioni sempre nuove ed originali. La ragione per cui opere del Seicento e del Settecento vengono ancora eseguite, e anzi oggi particolarmente riscoperte, è che parlano con dei linguaggi universali, pur nella specificità del messaggio che vogliono comunicare. La Bohème ci comunica una grande verità: è la storia della gioventù allegra e spensierata che si trova a fare i conti con la vita vera, con la morte, con la consapevolezza che esiste qualcosa di più importante del divertimento e della leggerezza. È un messaggio particolarmente utile da insegnare ai ragazzi di oggi, che si trovano circondati, complici i media e l’abbassamento del valore culturale, da messaggi vacui. La Bohème fa capire ai giovani che la vita è fatta di tante sfaccettature, che possono accadere tante cose, ma bisogna comunque andare avanti.”

Perché questa Bohème merita di essere vista?

È una visione diversa dalla Bohème solita, anche dal punto di vista musicale, grazie al direttore d’orchestra Matteo Beltrami. Ci fa capire come si può leggere e vedere nel XXI secolo un’opera scritta all’inizio dell’Ottocento.

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A noi non resta che ringraziare il Coro Ventidio Basso per la sua disponibilità e dare a tutti voi appuntamento a teatro con la Bohème!

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