Residenze Marche Spettacolo: incontro con gli autori di “In which society: Cairo A/R”

Lunedì 11 dicembre siamo stati a Polverigi per assistere a una prova a porte aperte dello spettacolo In which society: Cairo A/R, tenutasi nella suggestiva cornice di Villa Nappi nell’ambito del progetto Residenze Marche Spettacolo. Residenze Marche Spettacolo fa parte del progetto interregionale Residenze Artistiche, predisposto dalla Commissione Beni e Attività Culturali delle Regioni e delle Province autonome e dal Mibact, con l’obiettivo di favorire l’insediamento, lo sviluppo e la promozione del sistema delle residenze artistiche intese come esperienze di rinnovamento di processi creativi, di mobilità e di confronto artistico. Il Consorzio Marche Spettacolo è l’ente attuatore per la Regione Marche e attualmente sono tre i progetti di residenza attivati: Villa Nappi, curato da Marche Teatro, Civitanova Casa della Danza, curato da AMAT, e le residenze musicali di Pieve Vecchia di Ginestreto curate dal Consorziato E Lucevan le stelle. Queste strutture sono dedicate ad attività di creazione, perfezionamento professionale, ospitalità e produzione artistica, ma anche alla formazione del pubblico e all’interazione con il territorio ospitante, grazie ai molteplici eventi organizzati ogni anno.

Proprio una prova a porte aperte ha costituito l’occasione per noi di scoprire ed esplorare questa realtà innovativa e di dialogare con gli artisti stessi. In which society: Cairo A/R è un progetto ideato e coreografato da Giovanna Rovedo e Tommaso Monza, nato in seguito all’incontro con due danzatori egiziani avvenuto al Cairo un anno e mezzo prima, che, attraverso l’uso del corpo e l’incontro tra ballerini, performer, artisti, cerca di stimolare un confronto tra persone e culture, indagando le dinamiche della società contemporanea e cercando possibili risposte alle domande del nostro tempo.

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La performance a cui abbiamo assistito costituisce un primo tentativo di stabilire un dialogo tra queste realtà così profondamente lontane, un primo passo verso la comprensione delle diversità e la creazione di un progetto che sia l’esito compiuto di un percorso di riflessione e condivisione. Come hanno infatti affermato i protagonisti al termine della performance, il progetto si trova ancora nella fase di sperimentazione e condivisione di idee, musica e movimenti. Con l’arrivo dei ballerini dall’Egitto, è iniziato un fertile confronto, un lungo racconto delle esperienze, delle storie, dei contesti e dei progetti futuri di ciascuno. Un primo risultato è stato l’emergere di un concetto, un tema intorno cui creare una sequenza di passi e movimenti: il tema della scomparsa e le sue molteplici sfaccettature ed interpretazioni, che lo rendono declinabile sia in senso astratto, esistenziale, che in senso concreto, politico e culturale. Questo tema trova già espressione in questa prima prova, in cui sono quasi assenti i contatti tra i vari performer: una scelta che cerca di proporre l’idea di una scomparsa anche da se stessi, di un isolamento sulla scena: isolamento che risulta però solo fisico, in quanto si rivela la presenza di un costante legame di sguardi e di pensieri, in grado di assicurare la fluidità e la coerenza dei passi e dei movimenti. E questo è forse sia un primo passo che un punto di arrivo, dal momento che viene già proposta una trasposizione artistica della società contemporanea, in cui, pur diversi in molti aspetti, risultiamo tutti connessi da fili invisibili.

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