Si conclude il viaggio nella storia delle Marche!

Eccoci giunti all’ultima tappa del nostro excursus nella storia delle Marche. Dopo aver percorso insieme tutti i momenti salienti della storia della nostra regione, oggi ci concentriamo sugli eventi del Novecento, un secolo in cui le sorti della nostra regione sono ormai saldamente unite a quelle dell’Italia intera.

6ª TAPPA
Dall’Unità d’Italia ai nostri giorni

Le Marche entrarono a far parte del Regno d’Italia con il plebiscito del 2 e 5 novembre e il Regio Decreto del 17 dicembre del 1860. In conseguenza di ciò, si ebbero alcune modifiche: la regione rimase divisa nelle quattro province di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata e Pesaro e Urbino, con la soppressione quindi delle delegazioni pontificie di Camerino e Fermo (quest’ultima tornata operativa dal 2009), mentre la città di Gubbio, fino a quel momento parte della provincia di Pesaro e Urbino, passò a Perugia e all’Umbria.

La fine del XIX secolo fu caratterizzata da un crescente sviluppo e da un generale benessere per l’Italia e per le Marche: innanzitutto migliorarono le condizioni igieniche, si costruirono nuove reti ferroviarie per collegare le città marchigiane al resto dell’Italia, e la maggiore libertà di stampa favorì la nascita dei primi giornali, come il Corriere delle Marche; tuttavia, a livello economico la regione restava ancora piuttosto arretrata, basata principalmente sulle attività agricole, e ciò portò a un crescente malcontento sociale e ad una notevole spinta migratoria: molti furono infatti i contadini marchigiani che lasciarono le nostre terre per cercare fortuna altrove, soprattutto negli Stati Uniti.

All’avvicinarsi della prima guerra mondiale, le tensioni politiche e sociali in tutto il Paese erano ormai profondissime ed insanabili. Nel 1914, dopo una nuova serie di agitazioni e scioperi, Ancona e le Marche furono il fulcro di una settimana di insurrezione popolare, caratterizzata da saccheggi e occupazioni, nota come “settimana rossa”: il 7 giugno, infatti, in occasione della festa dello Statuto Albertino, si tenne ad Ancona una manifestazione di protesta, che si concluse però con l’uccisione di tre manifestanti da parte delle forze di polizia. L’ondata di proteste ed indignazione superò abbondantemente i confini regionali, raggiungendo l’Emilia Romagna e la Toscana, e si concluse solo con l’intervento dell’esercito che pose fine alla rivolta.

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Con lo scoppio della prima guerra mondiale, le Marche furono tra le prime ad essere attaccate: i porti marchigiani furono infatti subito colpiti dai bombardamenti della flotta austro-ungarica; tuttavia, non si registrarono altri gravi danni negli anni successivi della guerra. Molti uomini furono arruolati e mandati a combattere al fronte, e molti sono oggi le lapidi ed i monumenti rimasti a commemorarli.

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Dopo la fine della guerra, la situazione sociale e politica delle Marche e dell’Italia intera si presentava più instabile che mai: i disordini sociali erano all’ordine del giorno e la diffusione prorompente di nuove forze e movimenti politici era destinata a condizionare l’immediato futuro del Paese. Al 1920 risale la cosiddetta “rivolta dei Bersaglieri”, una sommossa scoppiata ad Ancona, e diffusasi in altre parti d’Italia, in seguito al rifiuto di alcuni soldati dell’esercito italiano di partire per l’Albania. Nel 1922, invece, l’intera regione era già sotto il controllo delle squadre fasciste, nell’indifferenza delle autorità civili e religiose. Mussolini venne anche in visita ufficiale nelle Marche due volte, nel 1926 e nel 1933.

Con l’inizio della seconda guerra mondiale, anche le Marche si ritrovarono coinvolte nel conflitto e cominciò un lungo periodo caratterizzato dall’occupazione tedesca, dalle deportazioni e dai violenti bombardamenti da parte degli alleati. Le città si spopolarono, mentre gli abitanti cercavano riparo e sicurezza nelle campagne e, a partire dal 1944, si formarono bande regolari di partigiani che partecipavano attivamente alla Resistenza. Lungo il fiume Foglia i tedeschi crearono la linea gotica allo scopo di arrestare l’avanzata anglo-americana, ma le truppe inglesi e polacche riuscirono a giugno a liberare Ascoli Piceno, Macerata e Ancona. Nel settembre dello stesso anno, dopo che Churchill aveva visitato la prima linea sul Metauro, anche Pesaro fu raggiunta: l’intera regione era finalmente libera.

Nel dopoguerra, le Marche gettarono le basi per il grande sviluppo economico della regione: nacquero infatti numerose attività artigianali ed industriali, con forti specializzazioni locali, incentrate soprattutto nei settori alimentare, chimico-farmaceutico, petrolchimico e manifatturiero, che tuttavia non soppiantarono mai la tradizionale attività agricola che da sempre caratterizza la regione.

Nel 1970 nasce ufficialmente la Regione Marche. Negli ultimi decenni le Marche si sono distinte (e continuano a farlo) per la flessibilità economica, per i talenti nel mondo dello sport, per la vivacità culturale e soprattutto per la loro, ancora non pienamente espressa, vocazione turistica: l’unione tra mare, montagna e paesaggio agricolo e rurale, tra enogastronomia e turismo religioso, tra arte e divertimento, l’equilibrio perfetto tra tradizione ed innovazione, la rendono la meta ideale per ogni tipo di visitatore.

Con questa foto, che ripercorre le sei tappe che abbiamo attraversato negli ultimi mesi, salutiamo questa rubrica.

Grazie per averci fatto compagnia in questo emozionante viaggio!

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