Richard Wagner e l’opera d’arte totale

Richard Wagner non fu solamente una figura fondamentale della musica, ma un riformatore e un rivoluzionario in ambito teatrale, storico, filosofico e psicologico: un genio della cultura tout court. La sua importanza e il suo impatto nell’immaginario collettivo e tra gli specialisti del settore furono enormi, così come intensi e numerosi furono i suoi rapporti con gli altri artisti e pensatori della sua epoca, da Nietzsche a Liszt, da Feuerbach a Bakunin; una vita trascorsa a inseguire ideali e lottare per realizzare il cambiamento nella musica e nel dramma che egli aveva immaginato e trasposto nelle sue opere; un personaggio contradittorio, ammirato e in egual misura disprezzato, capace però di scatenare il dibattito, il confronto, e così far progredire la storia della musica.

 

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Nato a Lipsia il 22 maggio del 1813, studiò alla Thomasschule e all’Università di Lipsia, per poi diventare direttore del coro del teatro di Würzburg e in seguito, nel 1837, Capo d’Orchestra a Riga. Pressato dai creditori – un elemento costante in tutta la sua vita -, scappò a Londra e Parigi: il travagliato viaggio per mare con cui raggiunse l’Inghilterra sarà poi di inspirazione per la composizione de L’Olandese Volante.

Dopo aver studiato attentamente la musica di Berlioz, decise di scrivere in autonomia i libretti dei propri drammi, per meglio esprimere la sua idea di teatro musicale: la base delle sue opere, da quel momento, saranno i temi e i protagonisti delle leggende nordiche e germaniche, a cominciare da Lohengrin e Tannhäuser.

Al 1842 risale il suo debutto a teatro, avvenuto con l’opera Rienzi a Dresda; l’enorme successo suscitato dal dramma gli permise di diventare, solo un anno dopo, Musikdirektor all’Opera di Corte.

Nel 1843 presentò L’Olandese Volante, dimostrando la volontà di allontanarsi dai modelli italiani e francesi allora in voga, per creare qualcosa di originale: l’opera d’arte totale, composta non da parti singole e separate, ma da un flusso melodico continuo su cui si innestano leitmotiv, temi musicali in grado di connotare personaggi e situazioni, colmo di rimandi e collegamenti, capace di coinvolgere lo spettatore in una realtà inedita, dove anche le emozioni sono nuove ed inesplorate. Una nuova concezione che Wagner espresse anche nel testo teorico Opera e dramma, del 1851, in cui affermava che “l’errore nel genere artistico dell’opera consisteva nel fatto che un mezzo dell’espressione – la musica – diveniva lo scopo, mentre lo scopo dell’espressione – il dramma – diveniva il mezzo”. Il dramma deve essere quindi inteso come un Wort-Ton-Drama, una forma d’arte globale, un obiettivo cui testo poetico, musica ed azione scenica devono tendere. In questa forma d’arte complessa e allo stesso tempo fluida, i leitmotiv sono l’unica struttura prevista, l’unico schema che sorregge la composizione, consentendole allo stesso tempo di essere libera e di non crollare su se stessa. Le radici più vicine al suo modo di sentire e intendere il teatro, Wagner le ritrovò nella tragedia greca, che ripropose adattandola alle figure della tradizione nordica, poiché solo ridivenendo mito, archetipo, l’arte può esprimersi al meglio. Nacquero così il Tannhäuser (1845) e il Lohengrin (1850).

Contemporaneamente, l’amicizia con l’anarchico russo Michail Bakunin lo fece avvicinare alle idee rivoluzionarie e nel 1848 Wagner entrò nel movimento rivoluzionario democratico liberale; in seguito alla partecipazione ai moti rivoluzionari del ’48, fu arrestato e condannato a morte: riuscito rocambolescamente a sfuggire, riparò a Zurigo, dove rimase fino all’amnistia del 1860.

Nel 1852 cominciò la stesura della sua opera più imponente e grandiosa, L’anello del Nibelungo, componendo le prime tre parti: L’oro del Reno, La Valchiria, Sigfried. A questo punto, nel 1956, interruppe la produzione del ciclo per dedicarsi ad altre celebri opere, quali Tristano e Isotta e I maestri cantori di Norimberga. In questo periodo, Wagner si era separato dalla moglie e trascorreva la sua vita tra avventure sentimentali e viaggi: Parigi, Venezia, Londra…dovunque andasse, le sue opere venivano accolte dapprima con indignazione e scandalo, quindi con ammirazione quasi reverenziale.

La svolta avvenne con l’incontro col sovrano bavarese Ludwig II, grande estimatore del lavoro di Wagner, che gli assicurò pieno supporto economico per continuare la sua opera rivoluzionaria, permettendogli anche di estinguere i numerosi debiti che ancora lo perseguitavano. Sposata la figlia dell’amico e compositore Liszt, nel 1874 Wagner concluse finalmente, dopo ben ventisei anni, la Tetralogia, con l’ultimo dramma, Il crepuscolo degli dei, e inaugurò a Bayreuth il Fielspielhaus, un teatro esclusivamente dedicato alla rappresentazione delle sue opere.

 

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Fielspielhaus, Bayreuth

L’anello del Nibelungo, ossia la Tetralogia, rimarrà probabilmente la sua opera più celebre, con decenni di lavoro e una durata complessiva di circa quindici ore, caratterizzata da influenze e concezioni della storia e della politica diverse. L’opera, il cui primo progetto risale al 1848, anno di ondata rivoluzionaria in tutta Europa, ha inizialmente un’idea di denuncia del sistema capitalistico-borghese e si fonda sulla filosofia positivistica di Marx e Feuerbach, salvo poi giungere, dopo oltre vent’anni e dopo l’incontro con il pensiero di Schopenhauer, a un finale tragico. È interessante anche notare come la presenza di molteplici chiavi interpretative abbia permesso alla Tetralogia di essere utilizzata come simbolo da ideologie molto diverse tra loro, come il Comunismo, l’Anarchia, il Nazismo.

I personaggi principali sono inizialmente Alberico, gnomo nibelungo personificazione del male assoluto, che ruba alle Ondine l’oro del Reno per forgiare un anello che lo renda padrone del mondo, e Wotan, l’Odino della mitologia nordica, che, pur contrapponendoglisi, si mostra come una figura ambigua e assetata di potere, e per questo destinato alla caduta finale, necessaria a ristabilire l’ordine cosmico. Ci sono poi gli eroi Sigfrido e Brunilde, che dovrebbero rappresentare la speranza, ma cadono anch’essi vittime della loro innocenza. Sarà quest’ultima, comunque, a permettere la redenzione finale, sacrificandosi e restituendo finalmente alle acque del Reno l’anello d’oro rubato in principio da Alberico.

La Tetralogia è una delle più colossali creazioni della storia dell’arte, ed è in essa che Wagner porta a compimento la sua idea di dramma e perfeziona l’uso della struttura dei leitmotiv.

Nel 1882 concluse il Parsifal, e solo un anno dopo, il 13 febbraio, fu colpito da un infarto e morì, mentre risiedeva a Venezia. Fu seppellito a Bayreuth, accanto al teatro da lui fortemente voluto e amato.

Wagner fu una delle poche figure in grado di oltrepassare i limiti della propria arte ed avere un’influenza così dirompente sulla scena della cultura europea, e questo anche grazie agli innumerevoli scritti che egli produsse relativamente agli argomenti più disparati: dall’antisemitismo, che fecero sì che egli fosse esaltato nel periodo nazista, alle donne, dalla politica al vegetarianismo, dalla filosofia alla sessualità, dalla storia alla religione. Molti furono anche quelli che di lui scrissero, come Mann, Nietzsche, Shaw, Baudelaire, D’Annunzio. La rivoluzione musicale di Wagner rappresenterà sempre un elemento imprescindibile per ogni musicista, qualcosa da affrontare, con cui scontrarsi, confrontarsi o cui ambire.

L’arte di Wagner si staglia con autorità nel panorama musicale dell’Ottocento, acquisendo unicità in virtù della sua capacità di produrre un’originale sintesi di tutto ciò che c’è stato prima, creando complesse relazioni con la tragedia classica, il teatro parlato ottocentesco, l’epica delle saghe nordiche, la tradizione operistica tedesca, italiana, francese, i grandi del passato come Bach, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Berlioz, Liszt.

Per finire, ecco una playlist dove poter ascoltare alcuni tra i brani più noti e più belli di Wagner: The Best of Wagner. Buon ascolto!

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