Herbert von Karajan: genio e raffinatezza

Il 5 aprile di 110 anni fa, nel 1908, nasceva a Salisburgo uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi: Herbert von Karajan.
Secondo un sondaggio pubblicato dalla rivista Voices nel 2011 è stato uno tra i direttori d’orchestra più amati di sempre, insieme a Kleiber e Bernstein.

Herbert-von-Karajan

Herbert von Karajan nacque nella stessa città di Mozart, Salisburgo, il 5 aprile del 1908, da famiglia agiata. A quattro anni iniziò lo studio del pianoforte, a cinque era già in grado di esibirsi, a diciotto anni esordì come pianista professionista, e a ventun’anni iniziò a sostenere le prime prove direttoriali. Per dieci anni, dal 1916 al ’26 si formò al Mozarteum di Salisburgo dove venne incitato dal suo maestro Bernhard Paumgartner a studiare direzione d’orchestra invece di intraprendere la carriera di pianista.

L’ascesa di Karajan iniziò durante il nazismo, nel 1938 diresse per la prima volta Tristano e Isotta all’Opera di Stato di Berlino, entrando in rotta di collisione con il maestro Furtwängler, preferito dai nazisti. Come altri artisti attivi sotto il regime, al termine della seconda guerra mondiale anche Karajan venne allontanato dalla scena musicale, passando attraverso un processo di denazificazione prima di poter tornare a dirigere. Quando tornò sulle scena conquistò tutti, diventando l’incarnazione della musica classica della seconda metà del Novecento.

Dal 1949 al 1960 diresse la Philharmonia Orchestra di Londra e nel 1954 giunse anche alla direzione dei Berliner Philharmoniker che lasciò soltanto pochi mesi prima di morire nel 1989. Fu proprio con l’Orchestra Filarmonica di Berlino che il maestro lavorò al maggior numero di incisioni discografiche. Karajan pensava infatti che per allargare al massimo la platea della musica classica fosse necessario registrare tutto il registrabile e soprattutto farlo bene. Il celebre violinista Yehudi Menuhin sosteneva che furono proprio le esigenze della sala di incisione a forgiare lo stile maturo della musica di Karajan: niente colpi di scena o eccentricità; e, allo stesso tempo, mai nulla di prevedibile.

Quasi tutti quelli che hanno lavorato con il maestro Karajan concordano su un punto: l’ideale di Karajan era la perfezione del suono. Dicono di lui: «Karajan non sembra interpretare la musica, suona semplicemente le note: è una specie di magia nera».

Certamente la sua fama derivava dal talento e dalla dedizione, ma ad accrescere attorno a lui quell’alone di grandezza e mito che lo accompagna anche ai nostri giorni, furono le sue eccentricità: Karajan esigeva la perfezione assoluta dalle sue orchestre e da lui stesso, tanto da dirigere a occhi chiusi ogni spartito. Sussurrava il cantato insieme al coro, parola per parola. Era come se la musica fosse impressa nella sua memoria e dava l’impressione di non interpretare, ma “semplicemente” leggere la musica.

Il maestro Karajan fu un personaggio pubblico molto seguito, con la sua bellezza telegenica, i gossip amorosi e la sua capacità di utilizzare i nuovi mezzi di diffusione come la radio e soprattutto la televisione per mostrarsi al pubblico e aumentare la visibilità della sua arte e della sua persona. Nei primi anni ‘80, con l’arrivo della digitalizzazione della musica, Karajan lavorò in quel campo sperimentale giocando un ruolo fondamentale nello sviluppo della tecnologia per la registrazione e riproduzione audio in digitale.

Herbert von Karajan morì il 16 luglio del 1989, all’età di 81 anni. A quei tempi la capacità dei prototipi di CD era di circa 60 minuti, ma secondo una leggenda metropolitana fu portata a 74 minuti per potervi adattare l’immortale Nona sinfonia di Beethoven diretta dal Maestro.

 

Storiella raccontata ai tempi di Karajan:

“Leonard Bernstein, Karl Böhm e Karajan stanno discutendo su chi sia il più grande tra i direttori d’orchestra e Bernstein a un certo punto dice «Dio mi è apparso e ha detto che sono io». Böhm scuote la testa: «Impossibile, è apparso anche a me e ha detto che sono io!». A quel punto interviene Karajan: «Strano, non mi pare di aver mai detto niente del genere».

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