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Per venti giorni il palcoscenico del Teatro Annibal Caro di Civitanova Marche si è trasformato in un foglio bianco su cui i giovani artisti Davide Calvaresi e Irene Russolillo hanno lavorato al loro primo spettacolo insieme: MAP.

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AMAT e CMS hanno reso possibile questa performance, un percorso in cui danza e visual art si incontrano e si contaminano reciprocamente, ci guida alla scoperta del corpo inteso come una mappa virtuale, un “foglio tridimensionale” da percorrere.

I due artisti hanno iniziato la loro ricerca con l’intento di indagare le possibilità dei linguaggi: corporeo, scritto e luminoso. Il dispositivo luminoso è un segno, una forma che si fa codice fino a diventare frase, e le proiezioni attraversano il corpo così da poter esplorare lo spazio.

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L’interazione tra i due mondi è stata possibile grazie al luogo della residenza: lo spazio teatrale si presta a molte più manipolazioni rispetto a quello di una sala prove, ciò ha aperto agli artisti molte possibilità per indagare l’oggetto performativo, approfondendo le dinamiche e sviscerandole il più possibile.

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Allo spettacolo – vincitore del Premio Prospettiva Danza 2015 – ha collaborato anche Yesenia Trobbiani, mentre il disegno luci è di Pietro Cardarelli. MAP è una produzione ALDES in collaborazione con Civitanova Casa della Danza, col supporto di MiBACT, Regione Toscana/Sistema Regionale dello SpettacoloRegione Toscana/Sistema Regionale dello Spettacolo e con la collaborazione di GRANER/Mercat de les Flores – Barcelona, INTEATRO – Polverigi, 7-8 chili.

By ABRACADAMAT

Foto di: Beatrice Livi

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d’Amore&Guerra – Omaggio a Claudio Monteverdi

Per la seconda annualità del progetto Residenze Marche Spettacolo il Consorzio Marche Spettacolo ha rivolto agli enti associati l’invito “Residenze alla prova” per realizzare progetti di residenza nell’ambito della musica, della danza o del teatro.

E lucevan le stelle Music è stata selezionata con il suo progetto d’Amore&Guerra – Omaggio a Claudio Monteverdi, un lavoro che si sviluppa intorno alla musica di Claudio Monteverdi e a quella del fanese Antonio Giannetti, attivo a Modena alla corte estense dalla seconda metà del ‘600.

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Marco Mencoboni, già direttore artistico del festival di musica antica Cantar Lontano, ha diretto l’intero progetto, proponendo due opere dall’Ottavo libro dei Madrigali guerrieri e amorosi (Venezia 1638) di Monteverdi.

I madrigali selezionati “Il Lamento della Ninfa” e “Il Combattimento di Tancredi e Clorinda” fanno parte di un repertorio esemplare per il tipo di ricerca intrapresa, volta allo studio dell’aderenza tra parola e musica e delle caratteristiche fondamentali della retorica musicale del Barocco, come il muovere gli affetti e il basso continuo monteverdiano.

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La location solitaria e silenziosa della Pieve Vecchia di Ginestreto, nel comune di Pesaro, piena di affreschi del ‘500, è stata individuata per la sua specifica di luogo raccolto e vuoto, adatto per la registrazione e lo studio della retorica, del linguaggio e della musica di Monteverdi.

Reduci dal festival di musica antica di Utrecht Oude Muziek Festival, Mencoboni e i suoi colleghi hanno voluto concentrarsi sull’ ottavo libro dei Madrigali in vista della partecipazione ai più importanti festival europei, nei quali proporranno come programma i madrigali studiati, proprio in occasione del 450° anniversario della nascita di Monteverdi.

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Foto di: Caterina Consiglio

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SHEPHERD

Shepherd è la performance di danza sul mondo pastorale ideata da Monica Gentile, affiancata nell’interpretazione e condivisione del progetto dall’ artista Tobias Giezendanner. L’opera nata in collaborazione con Anghiari Dance Hub, è stata realizzata nell’ambito di “Residenze Marche Spettacolo” da MARCHE TEATRO.

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La coreografa e danzatrice ha sviluppato il progetto coreutico partendo dall’esperienza personale vissuta, tra il 2013 ed il 2015, lavorando per alcuni mesi come “pastora”. Le due fonti di ispirazione alla base del progetto derivano dal mondo sia animale che ambientale. L’intensità della vita solitaria a contatto con gli animali ha permesso all’artista di toccare con mano la forza del mondo animale, come la potenza primordiale della nascita di un vitello che cerca subito e in tutti i modi di alzarsi. L’ambiente alpino, invece, così sconfinato ed incontaminato ha trasmesso all’artista un senso di vastità e dilatazione che l’ha portata a relazionarsi in modo nuovo con lo spazio.

La percezione profonda di connessione tra mondo animale e umano, che si fonde nella figura arcaica e quasi mitologica del pastore, è il frutto della rielaborazione alla base della performance. Personificazione e metamorfosi tra uomo e animale sono il risultato di una continua osmosi che si traduce sulla scena in un perpetuo scambio di azioni. Non ci sono personaggi definiti, i corpi si trasformano assumendo qualità diverse: il personaggio animale di Monica ha tratti anche umani, viceversa, il personaggio pastorale di Tobias ha tratti animali.

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Entrambi gli interpreti hanno lavorato come pastori ed hanno costruito un lavoro autobiografico a partire  da questa comune esperienza di vita. La performance era stata inizialmente concepita come installazione, in cui le registrazioni dei suoni delle montagne si fondevano con i disegni che gli artisti avevano compiuto durante la loro attività tra gli animali. La forza corporale dell’interazione con gli animali ha portato, però, a mutare e riadattare l’idea originaria in un lavoro sui movimenti.

Shepherd è un ritratto a due volti, in cui il corpo, in continuo mutamento, assume sembianze e forme che si rifanno all’immaginario collettivo del pastore quale figura ibrida, dalle qualità animali e umani.

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Foto di: Caterina Consiglio

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ORPHANS

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Quanto contano le esperienze che viviamo nel corso della nostra vita? Cosa siamo disposti a mettere in discussione nei momenti di shock? Ma soprattutto: che cos’è l’amore?

Il titolo parla da sé: Orfani. La storia vuole mettere a nudo gli istinti dell’uomo, scavare nella profondità della psiche mostrando ciò che rinneghiamo, ciò che è lì ma non vogliamo sentirci dire. Di fronte a Orphans veniamo messi di fronte a noi stessi, dovendo decidere chi salvare attraverso una serie di giochi e meccanismi psicologici.

La vicenda è ambientata in un interno londinese, concepito come un idillio dove tutto è perfetto: Helen e Danny, una giovane coppia, stanno per iniziare una romantica cena. All’improvviso irrompe in casa il fratello di lei, Liam, in stato di shock e imbrattato di sangue. Racconta che c’è stato un incidente: un ragazzino è stato accoltellato e, non sapendo come aiutarlo, lo ha abbracciato prima che riuscisse a scappare.

Un incidente, o presunto tale, che darà l’avvio a una successione di eventi in grado di portare allo sgretolamento di un nucleo familiare.

Potrebbe essere definito il dramma della simbiosi. La tragedia di tre personaggi che non possono fare a meno l’uno dell’altro al punto che, per salvare l’insalvabile, finiscono per distruggere ogni legame tra loro e quindi per autodistruggersi. Ciò è esattamente il contrario di ciò che vogliono e che cercano di fare durante tutto lo spettacolo”, spiega il regista Pitta, “Quando si rendono conto di ciò che hanno fatto, però, è troppo tardi; mentre prima erano privi degli strumenti per fare altrimenti. Da questo punto di vista ‘Orphans’ è un testo straziante: Liam, Helen e Danny non hanno scelta; sono la causa della propria rovina, colpevoli e incolpevoli allo stesso tempo”.

Valori e princìpi morali vengono messi a dura prova in questo thriller dai ritmi serrati, che prende lo spettatore e lo lascia senza fiato fino alla fine.

Il testo, scritto nel 2009 dal pluripremiato sceneggiatore Dennis Kelly, è un noir che ha ottenuto ampi consensi al Fringe Festival di Edimburgo.

Orphans viene proposto, dopo il successo di tre settimane in scena a Milano, al Teatro Sperimentale di Ancona dal 2 al 6 novembre diretto da Tommaso Pitta.
Lo spettacolo è una co-produzione MARCHE TEATRO / Teatro dell’Elfo.
Un’ottima occasione per andare a teatro!

 

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El Grito – Circo contemporaneo all’antica

È di qualche giorno fa la notizia che la compagnia di circo El Grito, celebre in tutta Europa e primo esempio italiano di circo contemporaneo sotto tendone, ha “trovato casa” a Jesi presso la Fondazione Pergolesi Spontini che ne è diventata la nuova sede legale.

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Per celebrare la lieta notizia, domenica scorsa la compagnia ha proposto un estratto del proprio spettacolo di esordio: Scrath & Stretch. Lo spettacolo è stato un viaggio sorprendentemente originale, sensibile e poetico, in cui l’incontro tra circo, musica e teatro ha dato vita a una tenera esplosione di energia.

I due artisti in scena hanno saputo dosare con estrema maestria momenti di giocoleria, acrobazia e clownerie. L’arte comica e magicamente acrobatica di Fabiana Ruiz Diaz è stata affiancata dal gusto popolare e contemporaneo di Giacomo Costantini che ha saputo catturare il pubblico, giostrando questo bell’esempio di drammaturgia circense.

In questi giorni  sta prendendo vita tra Jesi e Maiolati Spontini il nuovo lavoro dal titolo ancora aperto di Work In Progress. Lo spettacolo nasce da una residenza creativa di settimane sviluppata presso il Teatro di Maiolati Spontini.

Il lavoro di questa nuova realtà si può definire con molte parole: sorprendente, delicato, divertente, originale, fantastico. Tuttavia sono stati lo stupore della platea e le risate dei bambini nei palchi a farci pensare a un’unica e precisa parola: poesia.

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L’OTELLO di Fabrizio Monteverde

Venerdì 21 ottobre si è aperta la stagione di danza 2016-17 al Teatro Rossini di Pesaro con lo straordinario Otello di Fabrizio Monteverde, messo in scena dal Balletto di Roma.

L’interpretazione dal ballerino Josè Perez, che ha saputo coniugare trasgressione e classe in una presenza scenica dal ritmo serrato, ha restituito un Otello dal forte impatto emotivo – complici anche la scenografia dai tratti moderni e un attento light design. Le musiche di Antonin Dvoràk hanno accompagnato il corpo di ballo nella narrazione di una tragedia in cui passionalità e disperazione si sono fusi occupando l’intero spazio del palcoscenico e lo sguardo dello spettatore.

 

Nella rivisitazione di Monteverde, le individualità di Otello e Desdemona si trasformano nella presenza molteplice di danzatori che raccontano la storia, con l’uso sapiente della coreografia a canone in cui momento fisico e conflitto interiore si fondono senza fine. I moti interni della passione, della gelosia, e del delitto sono i veri protagonisti della tragedia shakespeariana, con i quali la ragione combatte fino all’estremo gesto dell’uccisione di Desdemona da parte di Otello.

Lo struggente atto finale viene raccontato con una sorprendente tensione drammatica evocata dai corpi dei danzatori che simulano l’immobilità danzando, un ossimoro con cui viene resa magistralmente la tensione morale di Otello.

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TOSCA

Seconda opera in scena per la Stagione Lirica “Opera Ancona Jesi” al Teatro delle Muse è stata Tosca di Giacomo Puccini, con un nuovo allestimento della Fondazione Teatro delle Muse.

In questa mise en scène, all’indiscussa arte compositiva di Puccini si affianca l’abilità di un regista come Pete Brooks. Tra i più conosciuti ed apprezzati registri britannici Pete Brooks ha impresso, con il suo lavoro, un’impronta decisiva allo sviluppo del teatro “post drammatico” inglese. I suoi spettacoli con la compagnia Imitating the Dog sono stati presentati, riscuotendo un successo unanime, in Europa, Sud America e Asia.

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Il regista sposta l’ambientazione agli inizi del Novecento corredando ai costumi una scenografia fatta da sequenze grafiche e di visual art, dal design futurista e costruttivista. Così il regista ha proiettato tutta la vicenda in un recente passato, rendendo cogente la drammaticità della storia, fatta di soprusi del potere e ingenuità del popolo, “in questo contesto – ha spiegato il regista – la storia di Tosca è quella emblematica di ogni artista che tenta ingenuamente e inutilmente di contrastare l’autoritarismo politico”.

Una Tosca splendida, esempio di come si può mantenere in primo piano la partitura lirica pur operando un riadattamento contemporaneo, per restituire suggestioni eterne e attuali, come si può vedere da questo breve estratto, e come testimoniato dai sette minuti di applausi che hanno accolto i protagonisti alla fine della rappresentazione.

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