El Grito – Circo contemporaneo all’antica

È di qualche giorno fa la notizia che la compagnia di circo El Grito, celebre in tutta Europa e primo esempio italiano di circo contemporaneo sotto tendone, ha “trovato casa” a Jesi presso la Fondazione Pergolesi Spontini che ne è diventata la nuova sede legale.

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Per celebrare la lieta notizia, domenica scorsa la compagnia ha proposto un estratto del proprio spettacolo di esordio: Scrath & Stretch. Lo spettacolo è stato un viaggio sorprendentemente originale, sensibile e poetico, in cui l’incontro tra circo, musica e teatro ha dato vita a una tenera esplosione di energia.

I due artisti in scena hanno saputo dosare con estrema maestria momenti di giocoleria, acrobazia e clownerie. L’arte comica e magicamente acrobatica di Fabiana Ruiz Diaz è stata affiancata dal gusto popolare e contemporaneo di Giacomo Costantini che ha saputo catturare il pubblico, giostrando questo bell’esempio di drammaturgia circense.

In questi giorni  sta prendendo vita tra Jesi e Maiolati Spontini il nuovo lavoro dal titolo ancora aperto di Work In Progress. Lo spettacolo nasce da una residenza creativa di settimane sviluppata presso il Teatro di Maiolati Spontini.

Il lavoro di questa nuova realtà si può definire con molte parole: sorprendente, delicato, divertente, originale, fantastico. Tuttavia sono stati lo stupore della platea e le risate dei bambini nei palchi a farci pensare a un’unica e precisa parola: poesia.

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L’OTELLO di Fabrizio Monteverde

Venerdì 21 ottobre si è aperta la stagione di danza 2016-17 al Teatro Rossini di Pesaro con lo straordinario Otello di Fabrizio Monteverde, messo in scena dal Balletto di Roma.

L’interpretazione dal ballerino Josè Perez, che ha saputo coniugare trasgressione e classe in una presenza scenica dal ritmo serrato, ha restituito un Otello dal forte impatto emotivo – complici anche la scenografia dai tratti moderni e un attento light design. Le musiche di Antonin Dvoràk hanno accompagnato il corpo di ballo nella narrazione di una tragedia in cui passionalità e disperazione si sono fusi occupando l’intero spazio del palcoscenico e lo sguardo dello spettatore.

 

Nella rivisitazione di Monteverde, le individualità di Otello e Desdemona si trasformano nella presenza molteplice di danzatori che raccontano la storia, con l’uso sapiente della coreografia a canone in cui momento fisico e conflitto interiore si fondono senza fine. I moti interni della passione, della gelosia, e del delitto sono i veri protagonisti della tragedia shakespeariana, con i quali la ragione combatte fino all’estremo gesto dell’uccisione di Desdemona da parte di Otello.

Lo struggente atto finale viene raccontato con una sorprendente tensione drammatica evocata dai corpi dei danzatori che simulano l’immobilità danzando, un ossimoro con cui viene resa magistralmente la tensione morale di Otello.

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TOSCA

Seconda opera in scena per la Stagione Lirica “Opera Ancona Jesi” al Teatro delle Muse è stata Tosca di Giacomo Puccini, con un nuovo allestimento della Fondazione Teatro delle Muse.

In questa mise en scène, all’indiscussa arte compositiva di Puccini si affianca l’abilità di un regista come Pete Brooks. Tra i più conosciuti ed apprezzati registri britannici Pete Brooks ha impresso, con il suo lavoro, un’impronta decisiva allo sviluppo del teatro “post drammatico” inglese. I suoi spettacoli con la compagnia Imitating the Dog sono stati presentati, riscuotendo un successo unanime, in Europa, Sud America e Asia.

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Il regista sposta l’ambientazione agli inizi del Novecento corredando ai costumi una scenografia fatta da sequenze grafiche e di visual art, dal design futurista e costruttivista. Così il regista ha proiettato tutta la vicenda in un recente passato, rendendo cogente la drammaticità della storia, fatta di soprusi del potere e ingenuità del popolo, “in questo contesto – ha spiegato il regista – la storia di Tosca è quella emblematica di ogni artista che tenta ingenuamente e inutilmente di contrastare l’autoritarismo politico”.

Una Tosca splendida, esempio di come si può mantenere in primo piano la partitura lirica pur operando un riadattamento contemporaneo, per restituire suggestioni eterne e attuali, come si può vedere da questo breve estratto, e come testimoniato dai sette minuti di applausi che hanno accolto i protagonisti alla fine della rappresentazione.

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Puccini e l’arte di raccontare le donne

La tradizione di compositori illustri come Pergolesi e Rossini è la testimonianza del profondo legame tra la nostra regione e il melodramma. I palchi di tutte le Marche sono calcati dai personaggi delle più celebri opere liriche, tra cui figure femminili indimenticabili, esempi di eleganza, coraggio e amore.

Le donne sono le protagoniste di vicende appassionanti, in cui si trovano a crescere e affrontare i pericoli della vita e le insidie del cuore. Uno dei compositori più celebri in Italia e al mondo, le cui più famose opere sono incentrate su personaggi femminili è senza dubbio Giacomo Puccini. I lavori di Puccini vengono costantemente riproposti nelle stagioni marchigiane: solo nella prossima stagione arricchiranno i cartelloni di Opera Ancona Jesi 2016 – che dedica l’intero programma alle donne con il programma “Amore, gelosia, tradimento, follia: ritratti di donna”– con la Tosca, del Macerata Opera Festival con Turandot e Madama Butterfly, e della Rete Lirica delle Marche, con La Bohème.

Puccini vive ognuna delle sue opere con passione e lucidità; l’indescrivibile esaltazione dell’atto creativo è frutto del suo bisogno di dar vita a un’opera che sappia raggiungere i sensi e il cuore del pubblico: è così prendono vita le donne di Puccini. Lo sguardo pucciniano, a differenza del melodramma verdiano, rende i protagonisti e le protagoniste non più eroici, ma creature normali, che vivono i dolori e gli amori della quotidianità. Puccini rappresenta sulla scena – come scrisse egli stesso – storie di “grandi dolori in piccole donne”, come nel caso di Tosca, cantante appassionata e gelosa.

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La storia è ambientata nella Roma antimonarchica del 1800 e vede il pittore Mario Cavaradossi e la sua amante Tosca incrociare le vicende di Cesare Angelotti, patriota fuggito dalle carceri del Papa. È una breve storia in cui i temi dell’amore e della morte si rincorrono drammaticamente, su uno sfondo storico delicato, segnato dal fallimento della Repubblica Romana, e dalla rinascita di un aggressivo Stato Pontificio. Amati dal pubblico per la grande vitalità che emanano e per la forza del loro amore, Tosca e Cavaradossi suscitano da sempre consensi incondizionati. Accanto a loro affascina il personaggio del barone di Scarpia, motore del dramma, al quale è dedicata la prima grande pagina baritonale scritta da Puccini.

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Dalla Roma del XIX secolo Puccini passa a raccontare il Giappone suo contemporaneo con un personaggio del tutto particolare: Madama Butterfly. In quest’opera si fronteggiano due avverse concezioni della vita: da un lato l’arroganza di un Occidente colonialista e tronfio della propria potenza economica e culturale, dall’altra un Giappone in espansione, che inizia ad aprire i propri porti ai commerci internazionali. Durante il soggiorno a Nagasaki, Pinkerton, Ufficiale della Marina Americana (tenore), sposa la geisha quindicenne Butterfly / Cio-cio-san (soprano). Il matrimonio per l’americano è solo un gioco, fatto per vanità e spirito d’avventura, diversamente da Butterfly, la quale si è innamora di lui tanto da rinnegare fede e famiglia. Tutta la musica che Puccini compone in quest’opera è dedicata all’amore di questa farfalla le cui ali saranno strappate da un uomo conquistatore.

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Dal Giappone alla Cina, da Butterfly a Turandot, opera che mostra tutta la sensibilità di Puccini verso l’universo femminile e le molteplici complessità e ricchezze che lo caratterizzano. Turandot è una bellissima e solitaria principessa nella quale alberga lo spirito di una sua antenata violentata e uccisa. Quando il padre le impone di sposarsi, Turandot accetta a una condizione: si unirà al giovane nobile che sarà in grado di sciogliere tre enigmi da lei proposti. In caso di fallimento, però, il pretendente dovrà morire. Il principe Calaf è l’unico che riesce a risolvere gli enigmi della glaciale principessa. Vinta la scommessa, Calef decide di proporre a sua volta un enigma alla futura sposa: se prima dell’alba la principessa riuscirà a scoprire il suo nome, egli morirà, altrimenti diventerà il suo sposo. Sarà lo stesso Calaf a svelare l’enigma alla principessa, ma solo dopo essere riuscito a darle un bacio appassionato che sconvolgerà nell’intimo Turandot. In questa opera, Puccini ritrae una donna forte, controversa e impavida, ma che al contempo sa ascoltare le ragioni del cuore.

Quelle di Puccini sono donne sensibili e sensuali, forti e vitali, ma inesorabilmente vocate al sacrificio di sé: la loro giovinezza è un’illusione che subito si spezza, la loro aspirazione alla felicità è un sogno che non si può realizzare.

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MACBETH

La stagione 2016/2017 del Teatro Gentile di Fabriano, organizzata da AMAT, si apre con un classico del teatro, il Macbeth di Shakespeare.

Non potevamo mancare allo spettacolo che ricorre proprio nel 400° anniversario della morte del Bardo, e così siamo andati a vedere un grande artista come Franco Branciaroli che, dopo molte piece di successo, porta in scena la tragedia “nera” di Shakespeare, storia di sfrenata ambizione e di lotta per il potere, scandaglio dei meandri più oscuri dell’animo umano.

TEATRO SOCIALE CENTRO TETRALE BRESCIANO MACBETHMacbeth è la tragedia del potere, storia dell’attrazione del male e dell’ambizione. Quella di Macbeth è la storia di una parabola: una faticosa ascesa, frutto di scelleratezze e compromessi, seguita da una brusca, inarrestabile caduta. Come dice il regista e protagonista Franco Branciaroli  questa “è la tragedia del male dell’uomo, della violazione delle leggi morali e naturali. Intorno all’ inquietante parabola di seduzione dell’anima al male pulsa l’enigmatico cuore di questa tragedia.”

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Branciaroli affronta il ruolo di Macbeth concentrandosi non tanto sulla brama di potere quanto sul dubbio, sull’incertezza e la codardia del personaggio, il quale si fa trasportare negli abissi del male dalla forza ammaliatrice e sopraffacente di Lady Macbeth, moglie complice e dominatrice allo stesso tempo.

Il regista dirige ed interpreta il capolavoro shakespeariano in un allestimento asciutto ed essenziale che da molto spazio al testo. Il dramma si svolge in un ambiente completamente nero, nella scarna e disadorna si stagliano i personaggi dai costumi drappeggiati e dalle tinte calde, un’atmosfera ambigua e oscura, caravaggesca, riempie la scena; le luci e le musiche sono minimali, tutto è misurato a favore del testo.

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Uno sguardo alla danza di ieri e di oggi

Il balletto classico è uno dei punti saldi delle programmazioni teatrali, segno di una tendenza che esprime un’attenzione particolare verso quelle opere che hanno saputo affrontare alcuni temi universali rendendoli eterni nei linguaggi artistici.

Da Il lago dei cigni (1877) a Giselle (1841), fino a Romeo e Giulietta (1938), tutti i balletti classici vengono riconosciuti come tali per esaltare l’amore, il fato, la morte, costruendo tra testo e coreografia un immaginario comune riconoscibile nel tempo.

Romeo e Giulietta è un labirinto di passioni nel quale si sono confrontati moltissimi coreografi, tra cui John Cranko, Kenneth MacMillan, Rudolf Nureyev e Alexey Ratmansky. Tuttavia, e questo è l’aspetto più interessante, la drammaturgia di quest’opera continua a subire continue rivisitazioni, trasformazioni nelle quali, più che il contenuto, operano le coreografia, i costumi, e le musiche.

Un esempio di questa trasformazione è stato il lavoro messo in scena dal Balletto di Maribor, compagnia slovena che ha tratto dall’opera classica “Radio and Juliet”, una rivisitazione della vicenda passionale di Romeo e Giulietta attraverso le musiche del gruppo rock alternativo Radiohead. In questo caso, la più famosa storia d’amore mai scritta, che racchiude in sé la poesia struggente di un sentimento impossibile, viene raccontata da una colonna sonora inusuale e dalle coreografie di Edward Clug.

Radio and Juliet - foto Damjan Švarc

Ma la vera innovazione sta anche nel creare una coreografia contemporanea da un testo che non nasce per un balletto classico, come l’Otello di Shakesperare, recentemente riallestita dal coreografo italiano Fabrizio Monteverde. Un’invasione di “Otelli” e “Desdemone” conquistano il palcoscenico, lasciando in secondo piano le vicende della tragedia shakespeariana, focalizzandosi invece sulle relazioni umane, come l’amore, la passione e la conflittualità, analoghe al rapporto tra i due amanti.

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Per vedere da vicino qualche opera classica, a Macerata, il 18 e 19 ottobre, andrà in scena Romeo e Giulietta, diretto e coreografato da Davide Bomabana che descrive il suo lavoro come una ricerca delle pulsioni vitali giovanili, facendo interpretare il classico dai giovani e talentuosi allievi della Junior Balletto di Toscana. Il 21 Ottobre troveremo a Pesaro l’Otello. Il maestro coreografo Vincenzo Monteverde ha voluto lavorare sugli intrecci psicologici che caratterizzano il dramma, focalizzandosi sull’ambiguità delle dinamiche tra i protagonisti. Infine, ad Ancona, il 28 Dicembre sarà Amedeo Amodio a dirigere Lo Schiaccianoci, un classico che avrà nuova luce grazie alla ricerca tra realtà e finzione.

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L’estate in compagnia di #destinazionefestival

Autunno, tempo di ripartire e anche per noi del Consorzio Marche Spettacolo è arrivato il momento di raccontare con qualche dato il nostro tour estivo #destinazionefestival.

La nostra campagna promozionale ha attraversato gran parte della regione, passando per Ancona, Osimo, Macerata e Civitanova Marche, sino ad arrivare nei borghi di Urbisaglia e Falerone. Durante le nostre serate abbiamo interagito con le tante persone che sono venute a chiedere delle nostre attività, e soprattutto a compilare il materiale da noi distribuito. Infatti, abbiamo consegnato quasi 1000 cartoline tra flyer e questionari, raccogliendo non solo dati interessanti sul pubblico che ci segue, ma anche nuovi “followers” per la nostra newsletter. Il nostro pubblico, prettamente femminile, ha espresso un particolare interesse per il Call Center dello Spettacolo dal Vivo.

Il nostro pubblico ha gradito l’iniziativa del contest fotografico su Instagram e Facebook che ha messo in palio i biglietti dei festival estivi più attesi dell’estate marchigiana; In molti ci hanno chiesto come partecipare e ci hanno inviato foto per aggiudicarsi i biglietti. Ovviamente, l’idea di regalare dei simpatici gadget a chi si fermava a lasciare i propri dati è stata essenziale per avvicinare anche un pubblico più giovane. A Macerata, in occasione della Notte dell’Opera, abbiamo avuto la possibilità di parlare con persone che non frequentano assiduamente l’ambiente del teatro, ed è stata quindi un’opportunità in più per farci conoscere. Ad Ancona e Civitanova, invece, abbiamo incontrato un pubblico più informato, che già conosceva il Consorzio e le sue attività di promozione.

Le 3 foto vincitrici del contest #destinazionefestival

La campagna è stata anche un’0ccasione per partecipare ad una delle rassegne più suggestive dell’estate, il festival TAU – Teatri Antichi Unitiche ha proposto opere della letteratura teatrale antica, in affascinanti luoghi di interesse archeologico delle Marche. In particolare, abbiamo partecipato all’appuntamento a Osimo con Moni Ovadia “Odisseo e la gara dell’arco [Libro XXI]”, abbiamo assistito all’“Agammennone” di Eschilo con Fabrizio Sinisi, Paolo Graziosi, Daniela Poggi al Teatro Romano di Falerone, e infine siamo statti all’anfiteatro romano di Urbisaglia, con “Supplici a Portopalo – Dalla tragedia di Eschilo alle parole dei rifugiati” con Vincenzo Pirrotta e Gabriele Vacis.

Naturalmente, non ci siamo fatti sfuggire la possibilità di intervistare i protagonisti per saperne di più sull’ideazione degli spettacoli: ecco il VIDEO che abbiamo realizzato per raccontare questa piacevole esperienza.

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